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27/01/2023

Quando la mattina ti svegli, non fai ritorno a qualcosa di già esistente, ma ad un ‘qualcosa’ che nasce in quell’istante.
Lo scrittore della storia, sei tu.
Questo mistero non è concepibile dalla mente, che incapace di comprendere sintetizza così: “la solita routine”.

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Dai Viaggi fuori dal Corpo al vero Sè – Pier Giorgio Caselli

Consigli pratici:

1.Non andare a letto morto
2.Accorgiti di come il sonno arriva, entrare in intimità con i dettagli le sfumature di come il sonno arriva a noi ( palpebre pensanti, piedi insensibili, ecc..)
3.Provocare una senzazione leggerissima che ci radica al corpo, prima di lasciarlo. Per esempio far toccare le punte di due dita oppure la punta della lingua sul palato, opure contatto piedi con lenzuola, accompagnata da una parola (pensiero) di accoglienza allo stato del sonno (vieni, ti accolgo, mi arrendo a Te, Sia fatta la Tua volontà..)

Queste prime 3 fasi dureranno mesi, in cui all’inizio non capiterà assolutamente Gnente, poi Niente e poi qualcosa capiterà.

Importante:

NON CERCARE VIAGGI ASTRALI! Perché possono essere una trappola, facendoci credere che noi siamo il corpo astrale. Noi non siamo niente di questo, ma abbiamo questo. Vai diretto a chi sei, non perderti nei fuochi d’artificio.
Pensa solo alla resa, perché noi siamo, senza essere nulla.

Parola Seme (nome supremo)


Dopo qualche mese di pratica ai punti 1.2.3
riconosciuta la fase di passaggio (quella di abbandono del corpo, del senso ‘scioglimento’ della sensazione corporea), scandisco qualche volta, con calma, la parola seme per entrare consapevolmente nel mondo di Morfeo ( es. pace)
Dopo mesi che ci si addormenterà così, si dormirà meglio, e forse meno, ma piano piano la “parola seme”, provocherà silenzio, la mente si azzittisce.Si scopre la gioria.

Se capita di sognare persone che ci dicono qualcosa, non sono chi appare, sono entità che cercano di prenderci energia.
Non cercare di raggiungere i morti. Non abbiamo bisogno di prenderci cura dei morti. La vita pensa a questo, non spetta a noi.

Piano piano inizieremo ad avere coscienza che nello stato di veglia, il sogno senza sogni, è sempre con noi.
Poi sentiremo che quel mistero, quella presenza, è noi e c’è sempre.
Allora possiamo domandarci: quando il corpo non l’abbiamo perché dormiamo, quanto è diverso da quando il corpo non lo abbiamo perché siamo morti?

 
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Pubblicato da su 25/01/2023 in Uncategorized

 

25/01/2023

Viviamo all’interno di un incantesimo sorretto dal nulla, nel quale ogni mattina facciamo ritorno,

Che si materializza e smaterializza continuamente.

 
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24/01/2023

È come se gli atti di coraggio, sbloccassero dei meccanismi che di conseguenza modificano la cosiddetta ‘routine quotidiana’.
Il mutamento può essere più o meno percettibile, in base al coraggio ed alla sensibilità di ognuno.
Ciò che vale in positivo, vale anche in negativo, ovvero si può andare sia avanti che indietro nel cammino, ma non ci si può fermare.

 
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Io Sono – musica

(Quasi) Tutta la musica registrata ad oggi, è stata pubblicata sulla rete.

Non mi sento più di dire ‘la mia musica’, se non per abitudine.

Ciò che viene creato nella vita, ora so che è frutto di impulsi che arrivano, recepiti dalla persona e condivisi in quello che noi chiamiamo ‘mondo’.

La scelta del titolo mi è stata suggerita da questo ricordo:

‘Io sono’ è il nome di Dio. Di tutte le definizioni di Dio, nessuna è posta meglio dell’affermazione biblica “IO SONO QUELL’IO SONO”, nell’Esodo (cap.3).

Pertanto, grazie al maestro Ramana Maharshi per il suggerimento ed a tutto ciò che Io sono ha messo a disposizione di questa persona, al fine di condividere questa musica. Musicisti, strumenti, stanze, salute, anni, difficoltà.. senza tutto ciò, neanche una nota sarebbe mai stata suonata.

Un ringraziamento particolare a Dimitri Ponzuoli, autore e compositore di molti brani, uno fra tutti Atmosfera , sei stato un vero compagno di viaggio, sappi che ti voglio un gran bene.

Grazie a Lorenzo Piscopo detto “La musica”, l’instancabile musicista-arrangiatore di quasi tutti i brani, senza il quale probabilmente non sarei riuscito a fare altro che arrosti!

Grazie a Lorenzo Pini che a soli 19 anni condivideva il suo talento contagioso. Quando ascolto Vorrei non posso che ricordare la sala di registrazione a Prato, quando dopo che tu avevi improvvisato quel magnifico solo, io rimasi senza fiato (e forse anche tu un pò sorpreso).

Grazie ad Alessandro Cerami il bassista che quando raggiungeva l’apice creativo, suonava camminando all’indietro sul palco..Signora o Signorina è decisamente frutto tuo.

Grazie a Eddye ( non mi ricordo se si scriveva così 🙂 il batterista che da Carrara viaggiava per quattro ore a sera pur di suonare insieme e che amava Change..sappi che in verità, Change in origine fù Fuori da me.

Grazie ad Alessio, il chitarrista pratese tanto bravo quanto capace di sopportare il caratteraccio che mi porto dietro. Il tuo Marshall con testata valvolare ha dato vita anche a Rewind ..quante volete l’abbiamo suonato!!

Grazie a Luca Visentini che oltre ad esser batterista (Liberi l’avevamo provata insieme con Lorenzo in estate la prima volta), è anche un eccellente fotografo, autore della foto di gruppo che ho ritrovato!

Grazie a Mirko Staderini, il batterista più folle della follia…Con cui, Bene o male, ci siamo sempre divertiti!

Grazie a Maurizio Sarri, il batterista sassofonista incontrato durante gli anni dell’impegno politico per Figline 5 Stelle

Grazie a Francesco Simoncini , “l’ingegnere della chitarra :-)” che ha permesso la registrazione di Senza età, dedicata a Veronica Frallicciardi

E Grazie a Gabriele Mugnai giovane promessa della Batteria, che ha permesso la registrazione di Salvati, dedicata a Salvatore Frallicciardi, la figura paterna senza la quale niente di tutto questo potrebbe esser stato sperimentato

 
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CARLOS CASTANEDA RIVELA “LOS VOLADORES”: LE OSCURE ENTITA’ PARASSITE

– Quelli che volano, oscure ombre di fango parassite, predatori alieni –

BY ROBERTO_CARAVAGGIO

Gli sciamani toltechi scoprirono la presenza di esseri oscuri posti direttamente sullo sfondo del campo energetico umano e per questo difficilmente individuabili. Gli stregoni videro che questi esseri oscuri si cibavano della lucentezza della consapevolezza di ogni individuo, riducendone sempre di più la patina luminosa. Le entità oscure sono particolari esseri inorganici, coscienti e molto evoluti e poiché si muovono saltellando o volando come spaventose ombre vampire furono chiamati los Voladores, ovvero quelli che volano.

Don Juan: «Sei arrivato, e con le tue sole forze, a ciò che per gli sciamani dell’antico Messico era la questione suprema. Per tutto questo tempo non ho fatto che menare il can per l’aia, insinuando in te l’idea di un qualcosa che ci tiene prigionieri. Ed è davvero così!» Carlos: «Perché questo predatore ci avrebbe sottomessi nel modo che stai descrivendo, don Juan? Dev’esserci una spiegazione logica.» Don Juan: «Una spiegazione c’è ed è la più semplice che si possa immaginare. I predatori hanno preso il sopravvento perché siamo il loro cibo, la loro fonte di sostentamento. Ecco perché ci spremono senza pietà. Proprio come noi alleviamo i polli nelle stie…»

I Voladores si nutrono solo di un determinato tipo di energia e, come vedremo, noi produciamo molta di quella energia. Questo ci fa essere le prede ideali da mungere quotidianamente. Il danno energetico che questa azione predatrice ci arreca è immenso. Siamo esseri magici dotati di possibilità infinite condannati a brandelli di consapevolezza: i Voladores consumano regolarmente la patina luminosa – che torna a crescere per sua natura – e come impeccabili giardinieri tengono l’erba rasa sempre allo stesso (misero) livello. Gli sciamani vedono che la patina di luminosità rimastaci è una piccola pozzanghera di luce sotto i piedi, che non arriva nemmeno agli alluci. Questa consapevolezza rimastaci è davvero poca cosa e ci permette giusto di interagire nel mondo quotidiano fissato dalla socializzazione, ma certo non ci dà modo di comprendere la nostra reale situazione o di riconoscere che condividiamo lo stesso destino degli animali che alleviamo. Come inconsapevoli schiavi ci identifichiamo nei nostri predatori e riproponiamo i loro nefandi comportamenti con la natura in generale inquinando, disboscando, distruggendo e «sfruttiamo noi stessi senza ritegno i nostri animali: li mungiamo, li tosiamo, prendiamo loro le uova e poi li macelliamo o li rendiamo in diversi modi sottomessi e mansueti. Li leghiamo, li mettiamo in gabbia, tagliamo loro le ali, le corna, gli artigli ed i becchi, li ammaestriamo rendendoli dipendenti e gli togliamo poco a poco l’aggressività e l’istinto naturale per la libertà.»

Ci manca l’energia, non possiamo fare altro che specchiarci, nella pozzanghera di consapevolezza, in un limitato e illusorio riflesso di sé, una falsa personalità. «La coscienza delle suole rispecchia la nostra immagine, la nostra superbia e il nostro ego, i quali alla fine non sono altro che la nostra vera gabbia.»

L’esigua pozzanghera di consapevolezza è l’epicentro dell’egocentrismo in cui l’uomo è inconsapevolmente intrappolato. Ci hanno tolto tutta l’energia, ma ci hanno lasciato proprio quella che ruota intorno all’Ego! E proprio facendo leva sul nostro egocentrismo i Voladores creano fiammate di consapevolezza che poi voracemente consumano. I predatori alimentano l’avidità, il desiderio smodato, la codardia, l’aggressività, l’importanza personale, la violenza, le emozioni forti, tutti gli eccessi, l’autocompiacimento ma anche l’autocommiserazione. Le fiamme energetiche generate da queste qualità “disarmoniche” sono il loro cibo prediletto. I Voladores non amano invece la qualità vibrazionale della consapevolezza, dell’amore puro, dell’armonia, dell’equilibrio, della pace, della sobrietà… in una parola aborriscono la qualità energetica della crescita evolutiva, e hanno ogni vantaggio nel boicottare ogni nostro incremento di coscienza.

«La nostra mentalità da schiavi, che nella cultura giudeo-cristiana ci promette consolazione nell’aldilà, non porta alcun vantaggio a noi stessi, bensì ad una forza estranea, che in cambio della nostra energia ci fornisce credenze, fedi e modi di vedere che limitano le nostre possibilità e ci fanno cadere nella dipendenza.»

Secondo don Juan sono stati proprio i Voladores a instillarci stupidi sistemi di credenza, le abitudini, le consuetudini sociali, e sono loro a definire le nostre paure, le nostre speranze, sono loro ad alimentare in continuazione e senza ritegno il nostro Ego.

CARLOS CASTANEDA RIVELA COME I VOLADORES CONTROLLANO L’UOMO CON L’INSTALLAZIONE ESTRANEA

– L’Installazione Estranea dei Voladores –

Sono stati proprio i voladores a instillarci stupidi sistemi di credenza, abitudini, consuetudini sociali, e sono loro a definire le nostre paure, le nostre speranze, sono loro ad alimentare in continuazione e senza ritegno il nostro Ego.

Carlos: «Ma come ci riescono, don Juan? Ci sussurrano queste cose all’orecchio mentre dormiamo?» Don Juan: «Certamente no. Sarebbe idiota! Sono infinitamente più efficienti e organizzati. Per mantenerci obbedienti, deboli e mansueti, i predatori si sono impegnati in un’operazione stupenda, naturalmente dal punto di vista dello stratega. Orrenda nell’ottica di chi la subisce. Ci hanno dato la loro mente!

CI HANNO DATO LA LORO MENTE!

Mi ascolti? I predatori ci hanno dato la loro mente che è la nostra. La mente dei predatori è barocca, contraddittoria, tetra, ossessionata dal timore di essere smascherata. Benché tu non abbia mai sofferto la fame, sei ugualmente vittima dell’ansia da cibo e la tua altro non è che l’ansia del predatore, sempre timoroso che il suo stratagemma venga scoperto e il nutrimento gli sia negato. Tramite la mente che, dopotutto, è la loro, i predatori instillano nella vita degli uomini ciò che più gli conviene… Le nostre meschinità e le nostre contraddizioni sono il risultato di un conflitto trascendentale che affligge tutti noi, ma di cui solo gli sciamani sono dolorosamente e disperatamente consapevoli: si tratta del conflitto delle nostre due menti. Una è la nostra vera mente, il prodotto delle nostre esperienze di vita, quella che parla di rado perché è stata sconfitta e relegata nell’oscurità. L’altra, quella che usiamo ogni giorno per qualunque attività quotidiana, è una installazione estranea.» Carlos: «Ma se gli sciamani dell’antico Messico e quelli attuali vedono i predatori, perché non fanno nulla?» Don Juan: «Non c’è nulla che tu e io possiamo fare se non esercitare l’autodisciplina fino a renderci inaccessibili. Ma pensi forse di poter convincere i tuoi simili ad affrontare tali rigori? Si metterebbero a ridere e si farebbero beffe di te, e i più aggressivi ti picchierebbero a morte. Non perché non ti credano. Nel profondo di ogni essere umano c’è una consapevolezza ancestrale, viscerale, dell’esistenza dei predatori.»

Rappresentazione di un Volador: los Voladores possono avere diverse forme, più o meno grandi e sono simili a ombre deformi fluttuanti per aria.

Non c’è da meravigliarsi dunque del fatto che i bambini hanno spesso paura di demoni, mostri, spiriti o strane ombre (l’Uomo Nero) che secondo loro si nasconderebbero sotto il letto, dietro le porte, negli armadi, etc. I bambini piccoli vedono e solo quando hanno raggiunto una certa quota di socializzazione smettono di vedere, e ciò che prima era visibile si manifesta come inconscia presenza, come inquietudine, paura, disperazione, depressione…

«La mente di quello che vola non ha rivali. Quando si propone qualcosa non può che concordare con se stessa e indurti a credere di aver fatto qualcosa di meritevole. La mente di quello che vola ti dirà che qualsiasi cosa dica Juan Matus è solo un mucchio di sciocchezze e quindi essa stessa concorderà con la sua affermazione, “ma certo, sono sciocchezze” dirai tu. È così che ci sconfiggono.» Don Juan Matus.

Il recente film The Matrix dà forma in maniera efficace a queste tematiche castanediane: il Tonal dei toltechi – ovvero il mondo quotidiano frutto della socializzazione e mantenuto dall’attività della mente – è Matrix, una terrificante trappola che consente a delle entità (in questo caso macchine) di depredare l’energia degli esseri umani. I pensieri che attraversano la nostra mente sono certamente “nostri”, ma la mente, attraverso la socializzazione, ne dirige il percorso in modo tale che essi sono “liberi” non più di quanto lo sia un treno su delle rotaie. I dati sensoriali sono i nostri, ma il software che guida il pensiero è estraneo.

Rappresentazione di un Volador: los Voladores possono avere diverse forme, più o meno grandi e sono simili a ombre deformi fluttuanti per aria.

Il pensiero ricrea costantemente il mondo così come lo vediamo (o meglio, così come ci è stato insegnato a vederlo. Fermare il pensiero per gli sciamani toltechi significa “fermare il mondo” e vedere le cose come sono veramente: pura energia.

Don Juan spiega che gli sciamani possono sconfiggere l’installazione estranea attraverso una vita di impeccabilità (uso strategico dell’energia) perché la disciplina strema in modo incommensurabile la mente aliena. La disciplina e la sobrietà sono qualità della consapevolezza che rendono la patina di splendore dell’uovo luminoso sgradevole al gusto dei Voladores. Ogni volta che si interrompe il dialogo interiore e si entra nel silenzio interiore si affatica la mente del predatore in modo così insostenibile che l’Installazione Estranea fugge. Successivamente essa ritorna, ma indebolita. Attraverso ripetuti stati di silenzio interiore l’Installazione Estranea prima o poi viene sconfitta e non torna.

Ogni volta che si interrompe il dialogo interiore, il mondo così come lo conosciamo collassa e affiorano aspetti di noi del tutto straordinari, come se fino a quel momento fossero stati sorvegliati a vista dalle nostre parole. Don Juan sostiene che il giorno in cui la Mente Estranea ci abbandona è il giorno più triste e difficile, poiché siamo costretti a contare solo sulle nostre forze e non c’è più nessuno a dirci cosa dobbiamo fare. Dopo un’esistenza di schiavitù, la nostra vera mente è molto debole e insicura e deve ritrovare la sua identità.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE SULLA VIA DEL GUERRIERO DI CARLOS CASTANEDA

– La Libertà e il Vivere consapevolmente nel Momento Presente –

La via tolteca fornisce agli amanti della libertà tantissime tecniche pratiche per uscire dalla prigione della vita quotidiana, dalla schiavitù della socializzazione. Oltre a quanto già considerato attraverso le arti dell’Intento, dell’Agguato e del Sognare, gli sciamani praticano la Ricapitolazione e i Passi Magici (la Tensegrità).

LA RICAPITOLAZIONE è la tecnica respiratoria e di rievocazione per recuperare tutte le energie perdute nelle infinite situazioni e negli innumerevoli incontri della nostra vita e per abbandonare le energie tossiche che tali situazioni o persone hanno lasciato in noi.

LA TENSEGRITA’ è l’eredità dei Passi Magici che gli antichi stregoni ci hanno lasciato. Attraverso moltissime sequenze di movimenti possiamo attingere alle energie dell’universo e invocare la forza dell’Intento in noi. Questo ci ridona forza, sobrietà, salute e determinazione. E di tutto questo abbiamo un gran bisogno, perché c’è da lottare più che mai con le proprie risorse e attraverso un atteggiamento di presenza in un momento storico delicatissimo che appare come una svolta epocale. Carlos racconta:

«Il predatore che don Juan mi aveva descritto e che avevo visto non aveva nulla di benevolo. Era immensamente grande, osceno, indifferente. Avevo percepito con chiarezza il disprezzo che provava nei nostri confronti. Non c’era da dubitare che tanto tempo addietro quelli della sua specie ci avessero schiacciati, rendendoci deboli, vulnerabili e docili… Mi sedetti e piansi fino a non poterne più. Ma non era per me stesso che piangevo. A difendermi dai predatori avevo la mia collera, il mio inflessibile intento. Piangevo per i miei simili…».

Lo studioso tolteco Norbert Classen ci ricorda che se «ci vogliamo effettivamente liberare dai voladores e da quella parte dell’intelletto che non è nostra, dobbiamo cominciare dal falso dualismo del nostro Ego, dallo specchiarci nella pozzanghera di consapevolezza, e ritornare a osservare il mondo per quello che è, cioè pura energia, che non è né buona né cattiva. Se riusciamo in questo, potremo riconoscere che oltre il velo del conosciuto e degli stretti confini del quotidiano ci attende un universo immenso e meraviglioso. Certo è un universo predatorio con voladores e uomini altrettanto rapaci, ma questa constatazione non significa il dover giudicare; mette anzi noi, i voladores e tutto ciò che esiste su uno stesso piano. Solo se ci liberiamo dallo spirito di schiavitù e dallo schema fisso “carnefice-vittima” abbiamo davvero una chance di riguadagnare la nostra libertà – una chance di libertà dai dettami impostici dai voladores, dallo specchio del narcisismo, dagli obblighi della realtà quotidiana e dalla fissazione del Punto d’assemblaggio. Se ci disfiamo del giudizio dualistico e consideriamo gli avvenimenti che ci accadono non più come maledizioni e ricompense, ma come promettenti sfide, abbiamo mosso il primo passo sulla via che ci può portare fuori dalla prigione del nostro Io abituale: la Via del Guerriero.»

La visione tolteca del mondo si configura dunque come un vasto interessante paradigma alternativo sia alla visione del mondo occidentale che a quella orientale. Uno sciamano saggio incarna le doti della pragmaticità e della fluidità e sapendo che nessun paradigma rappresenta la verità assoluta è libero di cambiare sistema a piacere, a seconda di ciò che ogni situazione richiede. Paradigmi diversi non sono per lui concepiti come antagonisti, minacciosi o sbagliati, ma semplicemente come diversi punti di vista.

Questa breve introduzione al mondo magico degli Sciamani Toltechi vuole essere un invito alla libertà e non può che concludersi con le parole di don Juan, uomo di conoscenza estremamente evoluto e libero, vero, impeccabile maestro:

«Per consentire alla magia di avere presa su di noi, non dobbiamo fare altro che bandire ogni dubbio dalla nostra mente. Una volta eliminati i dubbi, tutto diventa possibile.»

«Una volta raggiunto il silenzio interiore, tutto diventa possibile.»

 
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Pubblicato da su 23/01/2023 in Uncategorized

 

10/01/2023

La sensazione di essere vivo, non ha un corpo. (non risiede nel corpo)
Se abbiamo paura di morire, è perché ancora non ci siamo mai accorti di questo.

 
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Pubblicato da su 17/01/2023 in Uncategorized

 

17/01/2023

Non esiste elevazione che non passi dal dolore,
in realtà, ogni sofferenza è una benedizione camuffata.
L’uomo che lotta per i ‘propri diritti’, in realtà tifa per la morte,
Perché ogni cosa con cui ci relazioniamo è peritura.
Ogni cosa ad eccezione della nostra esistenza. Eterna, inviolabile.
Niente di reale può esser perduto, niente di irreale, di transitorio può esser trattenuto.
Questo fa male, ma se visto ed accettato,
conduce a casa.

 
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Pubblicato da su 17/01/2023 in Uncategorized

 

La vita dopo il parto

Nel ventre di una madre ci sono due bambini. Uno chiede all’altro:
“Ci credi in una vita dopo il parto?”
L’altro risponde:
“È chiaro. Deve esserci qualcosa dopo il parto. Forse noi siamo qui per prepararci per quello che verrà più tardi.”
“Sciocchezze”, replica il primo.
“Non c’è vita dopo il parto. Che tipo di vita sarebbe quella?”
Il secondo risponde:
“Io non lo so, ma ci sarà più luce di qui. Forse noi potremo camminare con le nostre gambe e mangiare con le nostre bocche. Forse avremo altri sensi che non possiamo capire ora.”
Il primo replica:
“Questo è assurdo. Camminare è impossibile. E mangiare con la bocca? Ridicolo! Il cordone ombelicale ci fornisce nutrizione e tutto quello di cui abbiamo bisogno. Il cordone ombelicale è molto breve. La vita dopo il parto è fuori questione.”
Il secondo insiste: “Beh, io credo che ci sia qualcosa e forse diverso da quello che è qui. Forse la gente non avrà più bisogno di questo tubo fisico.”
Il primo contesta: “Sciocchezze! E inoltre, se c’è davvero vita dopo il parto, allora perché nessuno è mai tornato da lì? Il parto è la fine della vita e nel post-parto non c’è nient’altro che oscurità, silenzio e oblio. Lui non ci porterà da nessuna parte.”
“Beh, io non so”, dice il secondo, “ma sicuramente troveremo la mamma e lei si prenderà cura di noi.”
Il primo risponde: “Mamma, tu credi davvero a mamma? Questo è ridicolo. Se la mamma c’è, allora dov’è ora?”
Il secondo dice: “Lei è intorno a noi. Siamo circondati da lei. Noi siamo in lei. È per lei che viviamo. Senza di lei questo mondo non ci sarebbe e non potrebbe esistere.”
Replica il primo: “Beh, io non posso vederla, quindi è logico che lei non esiste.”
A questo punto il secondo risponde: “A volte, quando stai in silenzio, se ti concentri ad ascoltare veramente, si può notare la sua presenza e sentire la sua voce da lassù.”

“Does Mother Exist? Is There Life After Birth?”, scritto nel 1980 e pubblicato nel 1982 in “Morphogeny”, di Pablo J. Luis Molinero..

 
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08/01/2023

C’è un “tifoso” che vorrebbe che gli eventi si svolgessero sempre secondo i suoi gusti;

ma la vita non lo può sentire, così prosegue indisturbata.

A distanza di tempo, ci si può stupire di come le cose siano andate, perché se anche avessimo ascoltato attentamente le indicazioni del “tifoso”, mai saremmo riusciti ad approdare qui, nella condizione presente.

Quindi è chiaro che il “tifoso” è totalmente inaffidabile, ma nonostante questa certezza, ha sempre il potere di condizionare gli stati d’animo.

Così capisco che lo scopo del gioco, è quello di uscire dal condizionamento, per arrendersi alla vita stessa.

 
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